
Guernica è un paesino a 30 km da Buenos Aires. Se non mi credete, andate a controllare.
Guernica è anche il nome di una città spagnola, che a sua volta diede il suo nome alla più drammatica delle opere d’arte dedicate alla guerra del XXmo secolo.
Non sono coincidenze. Il fondatore della località argentina forse era un emigrante dalla omonima spagnola. E non avrebbe sicuramente immaginato che l’orrore potesse essere ereditato in modo così trasparente e crudele.
Nel novembre del 1978 avevo 12 anni. Mio padre aveva acquistato un piccolo terreno a Guernica, come investimento (del tutto sbagliato) e per passarci le domeniche a coltivare piante da frutto ed altro - da buon italiano.
A un centinaio di metri, una famiglia amica si era costruita una casa per i weekend, con tanto di monumentale barbecue e campo da bocce. Così, nei mesi estivi, da settembre a maggio, si passava il fine settimana nel paesino di campagna.
Poco a poco, il luogo si è popolato di casette prefabbricate, poco più di baracche di legno pressato, senza fondamenta, acqua corrente ne fogne. Era comunque un piazzamento molto più dignitoso di una qualsiasi baraccopoli metropolitana.
Una domenica di quel novembre, una nuova “prefabricada” comparve, piccola ed azzurra, molto vicino al nostro pezzo di terra. “Bebe”, il capofamiglia nostro amico, informa mio padre riguardo i nuovi vicini.
- “Sono due ‘lisiaditos’ (handicappati), poverini. Hanno una bimba piccola. Che vita, dio mio.”
Nel ascoltarlo, sentì subito qualcosa fra la pietà e la simpatia per quei ragazzi. Avrei voluto conoscerli.
Il weekend successivo, tutto era finito. “Bebe”, tradendo qualcosa fra la furia e l’incredulità, raccontò:
- “Se li sono portati via. Di notte. Hanno buttato giù la porta. Vai a vedere.”
La porta di ingresso, infatti, non c’era più. Dentro, si intravedeva il nulla, assi di legno, disordine fatto con violenza.
Non si seppe più nulla dei tre della casetta, per molto tempo.
Anni dopo, la storia di Jose’ Poblete, Gertrudis Hlaczik e loro figlia Claudia uscì allo scoperto. Jose’ era cileno, aveva perso le gambe in un incidente di lavoro, ed era riuscito attraverso una associazione politica di handicappati peronisti, a fare passare una legge per l’assunzione presso l’impiego pubblico del 5 % di personale appartenente a quella categoria. Questa conquista gli costò la propria vita e quella della sua compagna. Il 28 novembre 1978 sono stati sequestrati, e la bimba portata via. Josè aveva 23 anni. I suoi carcerieri si divertivano a buttarlo giù per le scale del centro di torture “Olimpo”.
Claudia scoprì dopo vent’anni di essere stata allevata dagli assassini dei suoi veri genitori, e adesso grazie ai processi conclusi in questi giorni, lei è insieme alla sua nonna biologica e i suoi “genitori” adottivi in prigione.
I corpi di Josè e Gertrudis non sono mai stati ritrovati.
Quando guardate “Guernica”, pensate anche a loro.
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