Un giorno qualunque, tarda mattinata. Percorrevamo l'autostrada io e Stan, a bordo di un taxi. Un tragitto piuttosto lungo, ma abbastanza lineare. Il taxista sembrava sicuro riguardo il percorso da seguire – il che, presagiva niente di positivo, purtroppo. La Volkswagen Santana correva sulla terza corsia, ai 100 all’ora. Si chiacchierava del più e del meno.
Ad un certo punto, e mentre la vettura superava una delle uscite dell’autostrada, Stan ha come un sussulto, mi dice “I think we…” e poi spara qualcosa al taxista. Dovevamo prendere quell’uscita, e l’avevamo mancata.
Mentre la mia mente già si adattava ad ammettere un piccolo ritardo e mi dicevo “nessun problema, possiamo…” il taxista frena. “Inchioda” mi sembra una parola grossa da usare, vista la qualità dei freni, ma l’intenzione in verità era quella. Poi (poi) guarda nello specchietto, casomai arrivassi qualcuno dietro (sempre in terza corsia). La sua intenzione che indovinavo subito, avendo sentito da colleghi esperienze simili, era quella di fare retromarcia (in terza corsia) per arrivare fino ad un punto agevole prima dell’uscita, attraversare le tre corsie in diagonale e finalmente proseguire il viaggio allegramente. E così ha fatto!
Mentre il demente guidava per duecento metri in retromarcia (sulla terza corsia), guardando solo dallo specchietto interno, Stan mi fissava terrorizzato, e sentenziava a voce alta “this is very dangerous”.
Certo, il livello di pericolo era notevole. Il taxista però non mostrava segni di cedimento emotivo, e accese addirittura la freccia destra al momento dell’attraversata delle corsie. Il concerto del clacson altrui gli disegnarono un breve sorriso in faccia.
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Va be’, avrete capito che parlo di un fatto accaduto a Shanghai, Cina. Chi ci è stato è sicuramente pronto a credere sulla parola al mio racconto, e magari ne ha altri ben più succulenti riguardo i taxi della mega metropoli cinese.
Normalmente, la mia reazione a bordo delle “mitiche” VW Santana era di ridere istericamente dalla partenza all’arrivo. Non mi sono mai annoiato nel traffico di Shanghai, nei pochi giorni in cui sono stato il suo ospite.
E’ che lo spostarsi da un punto all’altro esige una certa preparazione prima della partenza, una dose di attenzione durante il viaggio, e un po’ di fortuna per arrivare a destinazione sani e salvi.
1) preparazione: consiste nel procurarsi l’indirizzo di destinazione per iscritto. Altamente consigliabile portarsi anche un bigliettino con l’indirizzo del proprio albergo/residence in modo di assicurarsi anche il ritorno... Non è pensabile salire su un taxi e rivolgersi all’autista parlando in inglese. Non sei in Germania, non sei in Spagna, non sei a Buenos Aires. Questi sono cinesi!
L’unica volta in cui ho provato a comunicare con l’autista verbalmente, dovevo andare in aeroporto per tornare a casa. Pensavo fosse sufficiente dire “PuDong”, che è il nome dell’aeroporto di Shanghai. Poi, avevo due valigie, cioè secondo te dove sto andando? ma il cinesino, dopo aver caricato le megavaligie nel baule, e aver sentito la parolina magica, sorrise ma diede segno di non aver capito. Allora senza perdermi d’animo, le mostro il biglietto aereo. Ma ancora niente. Ripeto la parolina. Nulla. Rimanevano i gesti. Allora estendo le braccia alzandole ad altezza spalle, simil-Cristo, e faccio “PFffffff” con la bocca. Ci è voluto anche l’oscillare delle braccia per fare capire al cinesino che si trattava di un aereo… e l’ho fatto pure ridere!
Comunque non è detto che tutto fili liscio anche con il bigliettino scritto in mandarino. I taxisti in genere sono ciechi come delle talpe. Tu consegni il biglietto (la mia azienda mi aveva fornito anche di una piantina uso taxi, addirittura plastificata), e quello – stai sicuro – mostrerà delle difficoltà disumane nel leggere/interpretare il testo stampato. Prima si leverà gli occhiali, ed avvicinerà il biglietto fino ad un paio di centimetri dagli occhi, muovendo poi il cartoncino da destra a sinistra o viceversa. Poi accenderà la lucina sotto lo specchietto per vederlo meglio. E poi, credetemi, lo girerà sotto sopra. Lo fanno sempre. Secondo me lo fanno apposta, e hanno una webcam nascosta che riprende il passeggero incredulo. Perché io capisco, leggere quella roba non è facile, poi questi poveracci forse non sono neanche andati a scuola, ma il gesto di capovolgere il biglietto è troppo.
Comunque. Siamo partiti dalla preparazione, e adesso stiamo per partire. Non siamo ancora in viaggio. Cioè, siamo in tempo a cambiare taxi, ma non sprecatevi. State sicuri che il prossimo sarà identico a questo.
Si parte! A proposito: se lui parla, approvate con sorrisi, “Ok!” e movimenti del capo. Questo lo tranquillizzerà assai.
2) durante il viaggio: purtroppo non sempre la lettura del biglietto corrisponde alla sua comprensione. Fate possibilmente i primi viaggi in compagnia di qualcuno più esperto di voi, e memorizzate i tragitti. Dovrete anche tenere d’occhio lo stato dell’autista. Molti di loro, soprattutto di sera, si appisolano al volante. Cercate di non allarmarlo con grida pianti o preghiere insulse. La cosa migliore è scatarrare un po’ facendo finta di essere cinesi anche voi. Il rumore non lo sveglierà completamente, ma lo terrà comunque quasi vigile. Capisco che evitare di gridare o piangere non sia sempre possibile. I primi viaggi in taxi avranno l’effetto di temprare i vostri nervi, e vi convincerete da soli che Dio esiste.
3) sei arrivato: non buttarti a baciare l’asfalto davanti a tutti! sei il solito europeo cagone. Paga quel povero Cristo, ringrazialo di non avere sbagliato strada, e inizia a pensare al ritorno!
1 commenti:
Hahaha bellissima descrizione della realta'. Vi posso confermare tutto e dirvi che mia moglie, che e' cinese, non fa altro che litigare con i tassisti e dargli degli stupidi. Indi non pensate che questo tipo di trattamente sia riservato a noi stranieri :)
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