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lunedì 26 maggio 2008

Piove...

… e pensavo di scrivere un post un po' tecnico, di quelli dove l’autore se la tira facendo sfoggio di conoscenze esoteriche su come si è registrato un certo strumento, a quanti centimetri era il microfono, gli effetti usati in un certo modo segretissimo, e queste palle qua. Poi ho fatto un giretto su alcuni siti, in questo caso potrete capire la mole anomala di informazioni che si possono ottenere su internet riguardo una canzone dei Beatles! veramente mi sono un po’ pentito dell’idea di scrivere un post su una sola canzone, anche se il primissimo post di questo blog è un omaggio a Dear Prudence. Comunque, volevo solo raccontare da fan l’esperienza di sentire per la prima volta questa “Rain”, da piccolo (era l’estate del 1976), il brano aveva già dieci anni (oggi ne ha più di 40!) sul giradischi di mia cugina (grazie per sempre Tere). Il nome Beatles non mi era per niente nuovo, grazie ad un altro cugino che viveva con noi e aveva apportato degli EP (singoli 33 rpm con 4 brani) dei Fabfour. Ma non sapevo i loro nomi, non ero in grado di discernere una chitarra da un basso… e anche così, il riff di Paul mi travolse (come a tutti) al primo ascolto, il ritmo lento ma potente, rock fino l’ultimo capello, le chitarre sembrano cantare insieme a Lennon questa litania sulla pioggia

Rain

When the rain comes

they run and hide their heads

they might as well be dead…

che gli venne dopo aver osservato come la gente corre via dalla pioggia, ma si nasconde anche dal sole, lamentandosi addosso, mentre lui scopre che questi stati “reali” sono solo uno “state of mind” come insiste in farci capire “I can show you…” “Can you hear me…”.

Il brano acquisisce le sue sonorità psichedeliche con delle tracce di chitarra registrate e suonate al contrario, e abbassando la velocità del nastro portando il mix strumentale dalla tonalità originale (La) giù di un tono (Sol). Questo processo “gonfia” tutti i suoni, soprattutto quelli percussivi. La voce è stata aggiunta facendo invece cantare Lennon ancora più basso cioè applicando l’effetto contrario. Questo rende la voce più squillante e presente.

Il basso era un Rickenbacker, uno strumento che da lì a poco sarebbe comparso sui palcoscenici più importanti del rock, The Who, Yes, lo stesso Macca in Wings, Genesis, Deep Purple, tutti quelli che cercavano il suono più incazzato, roboante e preciso possibile nel basso ci si buttarono a capofitto. Paul lo usò in Rain, Paperback writer, Hello Goodbye, ecc. Le chitarre dello stesso marchio esistevano già da anni, ma il basso (4001) fece storia. L’elenco dei musicisti Rickenbacker lo trovate qui, e questo è il sito ufficiale.

Tornando alla canzone, non si fa fatica a riconoscerne la paternità di infinite altre canzoni di altrettanti gruppi rock, fino ad arrivare agli Oasis che volevano inizialmente chiamarsi “The Rain” in omaggio ad essa.

“Rain” la trovate nel Past Masters Vol II. Non è mai comparsa su un LP, ma come singolo a doppia facciata A insieme a “Paperback writer”.

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